IL FUORUSq^TO
DRAMMA PER MUSICA
IN DUE ATTI
DA RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO ^LLA SCALA
Ij Estate deW anno 1801. v. s.
, ANNO IX. REPUBBLICANO.
DALLA TIPOGRAFIA PIROLA
Colla Permissi&ne.
RISPETTABILE PUBBLICO.
r
JLx buon esito y che su queste scene ehhe (ha
già tre annij la rappresentazione della Griselda,
insamma a produrre in presente il Fuoruscito re-
centemente composto dalV Autore di quella . Le
antiche inimicizie, e gli od/ d'una potente Fami-
glia contro un" altra ( di che son piene le storie
Sl Italia^ e quella di Firenze in particolare^ non
solamente ai tempi delle nazioni Gtielfey è Ghi-
helline, ma posteriormente nel secolo decimo quinto
per le ri\^aUtà degli Alhizzi^ Peruzziy liarhadoriy
e in appresso de* Pazzi contro i Medici) forzasi ano
chi rimanea soccombente ad uscir fuori della sua
Patria per sottrarsi alla persecuzione del suo ri-
dale . Da questi storici avs^enimenti trasse argo-
mento il presente Dramma del Fuoruscito, che
potea riuscir forse più interessante^ se la fretta
di preparare al Teatro un nuos^o spettacolo , e la
hre^itày che richiede la presente stagione non aves-
sero costretto V tutore ad essere piuttosto sollecito,
e ristretto, che diligente, ed esatto. (S/on pertanto
se la mMsica del giovane Maestro corrispondendo
al sentimento del Dramma avrà ( come spero J la
fortuna d^ ottenere il pubblico aggradimeìito non
si potrà dire ora, che sulle scene per musica si
rappresentino cose inutili alla pubblica istruzione ,
ed alla buona morale. Per questo selo utilissimo
fine io mi lusingo di vedere protetto dal Pubblico il
presente spettacolo , che viene in peculiar modo rac-
comandato allo zelo de^ probi 2 e virtuosi Cittadini.
Salute 5 e risp.tt!)
BENEDETTO RICCI, E COMP.
PERSONAGGI.
UBERTO , Capitano dcTuorusciti , e nemico d'Edoardo.
Verni Andrea»
OGGERO, suo amico, e compagno,
An^^lelU Pietro.
ISABELLA, moglie d'Edoardo, che si trova in mano
de' Fuorusciti/
Caldarini Loiiisa.
EDOARDO, signore Firentino acerrimo persecutore
d'Uberto^ e sposa d'Isabella .
Fac nì Lui^i.
LENA 1 Tonìoli Verni Antonia.
y Villanelle rapite da' Fuorusciti.
CECCHINA/ Dupéh Marina.
GIANNI, servitore d' Edoardo,
Carmanini Tomaso.
i M'FuoRusciirr. —
Comparse A
^ DI PAStORI.
La Scena ì in una Poreéà nelle montagne di Firenze,
id entrò un antico Castello.
La musica è del celebre Maestro
Vincenzo Pucitta
Romano.
Al CemUU
Maestro Ambrogio MÌQo;i»
Cap^ d"" Orchestra
Luigi ic Baiilou.
Primo Violino per $ Balli
Giuseppe Perruccone Pasqualino
hventori , # Pittori delle Scene nuove
Pcdroni Giovanni ZZ Bassi Antonio
Macchinista ^ ^
Paolo Grassi.
Capi-Sarti In^ntorì del Vestiario
Va Uomo
Antonio Rossetti H Giuseppe Gerosa.
Da Donna
Aatoìaio Majoli*
MUTAZIONI DI SCENE.
ATTO PRIMO.
i. Foresta tutta sparsa d^alberf, e circondata da erti
monti . A desf:ra un Castello antico con ponte , c
porta praticabile. A sinistra apertura d'una Grotta
in parte forata , per la quale si vede la pianura ia
lontano. Sopra la Grotta Montagna con sentieri
praticabili .
2* Sila nella Casa d'Uberto entro il Castello.
3* Piazza del Castello. Si vede in essa la Casa d^Ubcrto»
AT rO SECONDO.
4. Sala in Casa d' Uberto come sopra .
5. Oscuro Sotterraneo ; nel quale si entra per due parti
a destra ^ e sinistra . In mezzo si vede T ascifli
chiusa da una grossa pietra*
é. Sala suddecta.
ATTO PRIMO
S C E N A I.
ÌForesta tutta sparsa d'alberi, e circondata da erti monti.
A destra un Ca$ttllo snrico con ponte , e porta
praticabile. A sinistra apertura f una grotta in par-
te forata, per la quaJc si vede la pianura in lonriir.o.
Sopra la..^ grotta jmonragna con senderi praticabili .
Oggero^ Lena j Cecchina ^ ii^ì Edoardo y
pei Uberto , e in fine Gianni •
(^Escono Lena y e Cecchìna dal Casulloj e in aria scher-
zosa si nascondono entro la grotta , ch'tam^atfdo con un
piccol fischio Oj^géroy che non le vide. Oggero osstr-
vando verso la grotta . ) ^
Ogg. !Zitto. Qai alcun mi chiama:
Che mn da me si^ brama ?
( Lena ^ e Cecchìna nascoste prinm ^ poi escono )
Zena rAbia . . . Da questo speco '
Cecc. X L'eco risponde a te.
^£S* Furbette , non vi credo .
So , il vostro cor qual' è . . ;
Lena rCrudele , amor ti chiedo ,
Ccce. C E tu Io neghi a me? (entrano scherzan-
do nella grotta ^ ed ivi passeggiano )
, ( Intanto dalT alto della montagna qual
uomoy che ha pefdhtQ la strada dìscen^
de Edoard$)
IO ATTO
Edo. Ah J dévé mài m' aggilrò ?
Mi trema il core , e il piè .
Ncn vedo intorno a me ,
Che piante, c sassiL
Deh l a ritrovar la Sposa .jj^
Fra questi cupi orror '^i
Con la tua face, amor,
Guida i miei pass
( Incerto percorre dì nuovo la montagna ,
si ferde aIP ocrhìó degli spettatori . L
tanto esce Uberto dal 'Castello , t s* i
cammina verso la grotta )
Uier. Le Ragazze con Oggero
Dove son ? Eccole qua •
Sempre amori ? Noti è yèfo ?
Smorfiose tre . . . '
Cj'cc.yiLena Già si sa. {Scherzose
hisr. Non va bene lasciar s:òh (chrdniandoh a Si
Qjiella povera figliuola ,
, Che rapimmo poco fa .
Disperata , 4^so'ara
Piange, prega, fa pietà,
^^Cecc!^^'^^'^^^ bene . Andar conviene
{Air atto j che s' i'rcammina'nó ì)éfìtb il Cé]
stello si sente nella foresta un colpo c
fucile • 'Ih qu sto punto r /comparisi
Edgardo sulla. Montttg'ha )
Tutti (^tiìo i(^ìo, . . , che sarà ?M . .
( Èteiitré tutti stanno con scfspettq ' òish
vdndo d'*- intorno si senti dehtro /a SVi
na óiànhi y che gfida )
Gi^* Atii . . . Sòn morto . . . ajuto . • . ajato . . .
( ^^^ti muovono coH agitazione
'^aSr II mio Servò Ah! Smi perduto
(G tia^dh^do da per tutto. Correndo per i
montagna, con là ma'^^iére costernazion
l/ieHo^ èd Ò^'^érò ^Hdang all'ami ^ $
PRIMO. II
rartdo fuori le spade. Ad un tratto lè
mura , e il pente del Castello si
piono dì gente armata )
^^^^gg.Uber. Alto air armi... ì
ecf.jLen.lrj. ^ ^ ^^a... J-Chc sarà?
( Correndo qua , e Ih spaventato esce Gìan^
ni dalla Foresta inssgi 'ito da alcuni
Fuorusciti j e corre a gettarsi in gifm^
chio y ora dinnanzi Uberto ^ ora dinnan^
zi Oggero , ora davanti le Ragazze i
gridando y e pregando da forsennatù)
tìa^ Ah I Illustrissimi assassini
Deh ! pigliatevi i quattrini.
Ma salvatemi là pelle ,
Vcl domando per pietà •
Tutti ^ eccetto Edo,
Fi coraggio . . . non t;: mere {tUtti aGiànnS)
Zitto . . . zitto . . . nòti gridare . '
La paura , a quel che pare ,
II cervei girar gli fa. ' •'•^•^
{ Edoardo non veduto dagli altri ^ che
esso non vede , corre qua , e là per Ìm
montagna con agitazione j e spavento)
'dc0 Spn perduto . Gianni . ^ . Gianni . . .
Me infelice . . . dove sra ?
Ah! la morte in tanti affanni
Men crudel per me sarà .
( Si perde Edoar. salendo stella montagmt
a gran passi. Ad un ce no d'Uberto sccm-
pariscoy^o dalle mura tutti gli armati.)
Uber.VìdL chetati , poltron . {a Gianni sempre spaventata)
^JSg' Di ch'hai paura?
Cecc.FsL cor •
le??^ Ti rassicura .
^^i^» ^ ^ Eh f in quanto a voi ,
Che vi stimate Eroi , le schioppettate
Non son , che bagatelle .
Ma io, più deironor, stimo la pelliè.
12
A T T O
O^^.A star con noi tu pure
Coraggio acquisterai .
Len. , ^ A poco, a poco
Avvezzandoti al foco ' -
Tu pur, che a tal mestier sei bello, e buono ,
Un Eroe diverrai, commessi il seno.
C/^. Io ... diventar ... Eroe? Padron^mio càro.. /
A dir la verità non ho vergog;nfi . |
Sappiate ch'io non son 5 che, unia carogna.
Uòer.Oh in somma : manco ciarle ^
Oj^S' 9. P^^^^-^ Tarmi,
; O andarsene ... r ;
Già. Piuttosto , se il voIeitQ ( incamminandosi
Me n' snderò .
Ogg. Giù da una rupe : è vero? (ccn aria m
71 a càos a arrestandole
G/V. Eh ! no, no, Ptidron mio, cafg'o pensiero.
UbèrJtion : gujdaio, Ogger ep^r,9 Ìlj castello.
O^g' A fartj, qa u|9rp valente ^
Vedrai , cerne fra poco io c^^^?egi^ .
G/V. ( Povero Gianni , adessp s^^,*,^r^i inesco! )
UberXJr: sentite , Ragazze
Cece, Eh già sappiam
Quel, che volet^e dir.
Len. Quella stranieri,
Ch' è giunta poco fc , vi preme assai.
Donna, neppur degli anni miei sul fiore,
Che più di lei m'abbi toccato il core.
Dacché 5 qua! Fuoruscito ,
In quest'orrido sito
Fra U disagio, e '1 furor traggo la vita.
Sol per costei sentita
\ J!^entrà xpn p nel Castelli
Uber.Sì : non ho visto mai
PRIMO. 13
Ho la pietà. Più che ramare in petto
Per lei sento un affetto
Nuovo ài mio cor; vo' consolarla , e bramo,
Che possa, come voi ,
Viver lieta fra noi. Vi prego intanto
Di rasciugarle il pianto ,
Di farla divertir,
r Non dubitate ,
Noi le darem conforto,
Noi la terremo allegra . A poco , a poco
Le passerà il dolor. Sì : sì: vedrete ,
Che farà come noi : fra pochi giorni
Fatta lieta , e sicura
De Fuorusciti avrà manco paura.
Noi slam ne' primi istanti'
Timide per natura :
Ma poi tirando avanti
Ci passa la paura . .
Pei qualche dolce oh Dio.,.
Ci desta un po' di brio
E spirito ci dà .
Dove ci son degli uomini
Noi stiamo sempre bene .
Finezze a quel che viene;
Promesse a quel , che va .
entrano in C ascelle )
Uberto solo
Ch' è mai questa , eh' io sento
Insolita pietà ? • . sarebbe amore ? . .
No '1 so ... ma sento il core
Ammollirsi agli sguardi , ai detti , al pianto
D' Isabella infelice . . . Ah ! il suo dolore
Consola il mio . Giacche perdei la figlia,
Giacché senza famiglia
Mi trovo quà ... solo costei potria
Le mie sventure ristorar. . Oh come
Suole ingegnarsi spesso
Un infelice ad inganasr se stesso? {entra InCastello)
14 ATTO
SCENA 1 1 L
Sala nella Casa d' Uberto entro il Castello.
Cu
Isabella y che dorme sopra un soffa a sinhtra ;
Lena , Cecch na , ed Oggero a dr tta ,
rie stanno osservandola con aria di compassione /
indi Uberto •
ormi, o cara : e vegli amore
Al tuo placido dormir. ìtìn
ec€,a^^ Poverina \ tocca il core
i Con quei teneri Sospir. ifa
haè* Ah! {sospirando y e scuotendosi'
Len.y Cecc^y Ogg. Si desta .
Isa&^ Amor pietoso (alzandosi
aria di deliric
Tu mi rendi il caro Sposo .
Che piacer ! , che istante è questo ?
Sento l'alma in sen gioir, (^guardandosi ir,
torno y ed accorgendosi del suo vaneggiar
passa dah^ allegrezza al dolore)
Ah? ch'io sogno , e non mi desto,
Che agli affanni , ed ai martir .
Ogg. , Lena , e Cecc^
Poverina , tocca il core
Con quei teneci sospir. {Isak. s'^ab^^andont
di nuovo sul soff-à alla sua melanconia
Le'^iay Ogg.y e Cecc. se le accostano h
aria di compassione per confortarla)
X^?^?^ Via, coraggio. Signora
Ogg, Finalmente ;
Noi sìam onesta gente, e alcun oltraggio
Non avere 3 temer .
IsnA. Saria pur vero ? . . . ( alzandosi
con allegrezza]
Ah! Che tatto io pavento, e nulla io spero.
( Di nuovo con disperazione aùbandonanitst
sul s$fà)
in
h
ìli
Ir
Cr
h
II
c
Cece.Vummo noi pur rapite
Alk nostre ia migli c .
%ena E in sulle prime
Piangenti , e disperate
Noi pur provamrno il duol^ che voi provate.
Cfcc.Qi questi Fuoriisciti il nome solo
A noi facea terror •
lena Ora contente
Viviamo allegramente,
E in buona compagnia.
Sono trattate
Appunto, come fosser due signore.
Zen, E facciam qualche poco anche ali' amore :
Cecc.^rsi gli altri, a dir il vero, il Capitano
E' un uom cortese y umano ,
E pien di qualità.
fiìp^g* Ma . . . appunto ei viene .
Len. Signora , ei vi vuol bene... alT orecchio Isabel-
la y che si mostra sempre più affannata,)
Confidatevi in lui.
ìi^sak. Che ascolto . . . Oh Dio !
Io mi sento morire, (coprendosi colle mani il viso)
jf/Afr.Lena, ebben come va? (in disparte a Lena)
\Lena Non so che dire^
Npn fa che sospirar .
Cice. Per consolarla
Abbiam usata ogni arte .
Or via , fate anche voi la vostra parte .
( scherzosa ad Uberto )
Chi sa, che non abbiate
Più fortuna di noi.
Vber. Ogger , che dici ?
, Non è cogli infelici.
Mai lecito scherzar.
Len. Vieni, Cecchina,
Andiam tosto in cucina
A preparar per lei qualche ristoro.
Cfrr, Vengo. (parte con Lena)
Ogg. Vi seguo • ( seguendo lena )
i6 ATTO
Isab. Ah di spavento io moro?
{vedendosi sola con Uberto si mosti
air estremo spaventata, )
Uber.lszhdh^ fa cor. Io ti prometto '
Di raddolcir le tue sventure. Ho ua core
( a ce ostarli osi a lei con aria- di tenerezza
Capace di pietà • Commosso io sono
Del tuo misero stato. Un atto di prenderla per mam
Isab. ( Oh ciel ! ) Ti scosca . . .
{lo respinge con aria di sdegne
Non appressarti a me.
Uber. M' offendi a torto,
E' vano il tuo timor. Ah se sapessi
( Con sembiante di dolora
A chi tu parli? Oh Dio! Son già vent'anai,
Ch'io vivo fra gli affanni,
Tra il disagio, e 1' orror. Lo sdegno antico
D'uà barbaro nimico or m'allontana
Da uriH Patria, che adoro. A danni altrui
Mi stringe, mio malgrado,
Necessità crude! . Ma scellerato
10 non son, qual tu forse ora mi credi.
Ah! ciò, che vuoi, mi chiedi.
Farò rurro per te .
{Isabella al parlare d'^ Uberto si va rasserenando ^
e tratto tratto comm wendosi ^ poi in aria d]
fiducia a lui s^ avvicma^)
Isab. Scelle \ che sento
Forse de l mio tormento il ciel nemico
Or s'è mosso a pierà? Qpal tu ti sia
{Isabella sf getta a^ piedi d^ Uberto)
SrrJhgo te tue ginocchia . A te m" affido j
) Io m'abband. no a te . . . IVTa ohimè.' che dico? {sospesa}
Sì y giraeroso amico ,
Sì, cor pietoso, e umano,
11 mio onor, la mia vita ora è in tua mano.
{Uberto air estremo commosso la guarda , la solleva)
UberSor^ì . . . Spera . . . Vedrai ... Sì , sventurata , '
PRIMO. 17
Fidati pur di me, (H^ il cor sì oppresso,
Che in vita mai non piansi, e piango adesso.)
Isaò. \h l no . Non m' ingannai.- Chiaro si legge ^mi.-^x
Nel tuo volto il tuo cor. Per te comprcnd^dV.^vl?
Che or si cangia il rig®r dclh mia sorte*
Rendimi al mio Consorterie compi l'opra
Di tua pietà.
Uùer. Non più. M'odi. Qualunque
Entra in questo Castello
Non può uscirne mai più , se noi consente
Di tutta questa gente
H concorde voler . Forse discaro
Io qui non son... ma del tuo sposo il nome...
'^|j>j^.E' ignoto altrui . Pur dianzi a lui mi strinse
Segreto nodo in Roma, Ivi lascio^mmi ;
E a raggiungerlo adesso , m , > ; . O
In Firenze io men già, quando da tuoi
Ofii fra boschi assalita 4 oh ^fior ijajomenta^^^ 7)
Edoardo è il mio sposo * o-m^'h
Uisr, {con estrema sorpresa.). Oh Dio! chersento ? . .
Edoario è il tuo spoiro»? Il mio "netóco ^ . .
L'autor de' mali miei..?/ >ìì
hab. Pietòsor GieiD ! . .
t/i4?r. Avvampo di furor. ^
Isab. D' orrore io gelo .
{inorridita osserva i moti d'Uberto)
{ Quello sguardo . . . quell' aspetto
Palpitar , gelir nri . fa-. ) o
UbeK (Dubbio il cor mi balza in petto
; Fra lo sdegno ,• e la pietà .^r " Jn^r/s :' »
Isak, Il raio sposo. . . (tremante s^ avvicina ad Uberto ,
e in atto supplichevole)
Uber, {con trasporta di sdegno) Orror mi desta .
Isab. V ira tua . . . {come sopra)
Uber. Frenar non so.
Isab. Me infelice! (in atto di partire affannosa^
e disperata}
b
t8 a T T O
Vber. Ah no ; t' arresta •
{con compassione trattenendola)
Dber. Cara: sta lieta, e spera.
Di me diffiJi a torto .
Vedrai, per tuo conforto,
D' Uberto il cor qual' è .
Isab. Ah no : più non ascolto
Le voci del timore .
Ti leggo il cor nel volto ;
Tutta m'affido a te. {partono da opposte piarti»)
S C E N A I V,
Gianni vestito da Soldato ,
Cecchina j Lena y indi Oggero con alcuni Soldati^
L ' \
4fg6; Jàpgb ^ Or- mi^ sento
Pieno d'estro guerriera Se alcun m'attacca
Più non ^^lk:ció 'paròle. : .
(Tanto fa 5» già ci sciamo. Aera ci vuote,)
len. Hai veramt^nte il muso
Da iPaladmo,
Già, E Jcén il muso il core.
CeccSe il coraggio, e il valore
Corri sponcl^ ali' aspetto ,
" Ti scfeigo a mio Gampion.
Già. : ì7 ! [ L'oflferta accetto»
Ecco il tuo Scanderbek. Chi giunge?
Zen. ^•-■'•-q r.i! .ì: :.; • « Oggero. ••'
Vieni, bravo 'giserri ero
' Agli' orìóri 'deirafmi . Fra mezz'ora
T- attende "sulla Piazza il Reggimento»
Già. (Ho pelle di kone, c. son giumento. '
Ma mtì c'è scampo.) Andiam . Mia bella, addio
Se combatter degg' io,
Per td combarrerò. Vedrete.^ amici ,
Se'l valor mi seconda.
P (R T M O .
Ch'io posso starla tavola rotonda .
Ma tu ridi, Cecchiaa? A dirti il vere
Ho ua poco di paura. Ma che giova?
Tanto fa...'far^la prova. Fmaimentc
Ho buone gambe , e ad onta delle stelle
Farò di tutto per salvar la pelle .
Tamburri , trombe , timp^anfe, "
E corni in dolce metro
Mi suonino di dietro
La marcia militar ,
Che in fronte deli' csercko
Io me ne voglio «ndar.
Gloria , ed onor mi chiamano
Fra l'armi a trionfar. . .
^ Finché noa c* è pericolo ,
Mia cara , 'è m bei cantar .
Ma se il aemico altero
Comincia a dir davvero : i - : ,
Se a menar colpi, e botte s^k^ b^V
Si sente il punf, tac, tà . ' < x
Of^, V>he pazzo originale f - > . .
Uòjr. / ^ . .) E' tempo O^gero
Di friofffar. de' tuoi , Jc'.mici ncmi<:j .
Se di noi più felici-' V ' \ •
Son essi ognorj noi pure r rjn33no3
Siam più grandi di lor fra le sventure. ^
Va: raccogli i compagni • ^^r^- , . ^
Bramo ad essi parlar; ^ Io tutto '^«sigq*
Dalla vostra virtù .
0^^. Sì ; vado , amico •
Tu già conosci appieno ^ ^ "
Qjial cor si chiuda a tuoi compagni in seno, (parte j
. Servo suo . . . felice natce
Gianni a gasnbc se ne va.
20 A^TTO . ^^R|L
SCENA VI.
Uberto , ìndi Isabella , poi Lena ,
in fine Edoardo vestito da Pastore con alcuni Pastori^
che suonano flamine zamùogne^
Q
Uber. n- colla mia vir^ù punire io voglio
L'implacabile orgoglio
D'uà nemico cradch Vo' I "tabella
Le lagrime asciugar. Eccola,. Vieni.
In quegli occhi sereni
Leggo le tue speranze .
Isab. Ah sì. Non posso {con affetto)
Più dubitar di tua pietà. La prova. • •
Len, liberto, buona nuova.
Uber. E che ?
Lén. Cresciuti
♦Siamo in Famiglia, I nostri han qui condotto
Var; Pastori. Hanno zampogtie , e flauti.
Ma (quel eh' è più) fra loro
Uno ve n ha , che canta , che innamora •
Sì: sì: staremo allegre, o mia signora.
l/^rr.Fa che vcngan qaì tosto.
Len. Eccóli.
Isab. (Oh Dio!
{con estrema sorpresa riconoscendo Edoardi)
Che vedo! Ove son io?)
Edo. ( Ecco la spòsa .
( cercando di nascondere la sua agitazione
nel vedere Isabella) o:r
Contenermi non so.) . *2i^ i3o?
Uber. Venite , tmici ,
Non abbiate timore ,
Len. Di voi quar è il cantore ?
Edo. Eccomi .
Vber. ' . ^ .>i:sy Or via
Canta qualche canzoi^e,^
Che faccia divertir questa signora.
PRIMO. ti
Edo.Son qua, se d' ascoltarmi ella m'onora.
(Col suono de'' flauti y 6 delie zampo^ne)
Una fida Pastorella
Fu rapita al suo Pastor .
Non avea la meschinella
Più conforto al suo dolor.
Lacerandosi le chiome
Lo chiamava cgnor quà, c làj
Ripctcano il caro nome
Gli antri in suono di pietà .
Vher. Senti Isabella ?
(Quasi eccitandola a divertirsi)
Is/ti. Ah! ch'io son quella,., (fon dolora)
Mi move il pianto .
^^'''ai\ Mi tocca il cor.
rrf^* j" Segui il tuo canto,
^("''^ìi Gentil Pastor.
Ed9. II Pastor , che amava tanto
La sua cara Pastorella
Si propose in mezzo al pianto
Di trovarla, o di perir.
Disperato notte , e giorno
Correa intorno per le selve ,
E placar facea le belve
Ai dolenti suoi sospir .
( a questi versi espressi da Edoardo eon
vivo sentimento Isabella n&n può pi^
contenersi)
Isab. Qua! tormento è questo mai!
Ub. Che affanna ì
Lfri. Che cos'hai?
Isab, Questa storia del Pastore {osservando
Edoardo con tenerezza)
Mi fa il core rattristar.
Len. rDunque canta un' altra cosa ,
Isaù.K^ ^^^^x rallegrar.
2^ A T T O
Edo. Or vi canto un* altra còsa ,
Che può farvi rallegrar .
Le selve echeggino
Di lieti canti.
Festose esultino
Le Ninfe amanti ;
La cara Fillide
^ De' boschi onor
Torna agli amplessi teneri
. Del ino fedel Pastor.
hai. Questa canzon mi piace .
( Dissimular vorrei . . .
Ma il suo periglio oh Dei...
Tutta agitar mi fa . )
Uù. Bravo : così : va bene . ( al Pastore)
Tu scorda omai le pene . ( ad Isabella )
Vado, e verrò fra poco
A farti rallegrar.
Len. Canta, gentil Pasxore;
Proprio consoli il core.
Quest' armonia soave
Fa voglia di ballar .
( parton§ da opposte partì)
SCENA VII.
Piazza del Castella* Si vede in essa la Casa d'Uberto
Soldati schìeràtì » che fanno alcuni movimenti
comandati da Oggero .
Gianni ^ Oggero indi Uberto dalla sua Casa j
c^n vath compagni .
Cr//jw.Xo rcrtdo mille grazie al Reggimento
, Dell' onor, che mi fa. Bacio la mano
AI signor Capitano, e gli prometto
D' andar indietro , e avanti
Più presto assiii de' Cavalieri erranti.
{un soldato porta un ru$lo ad Oggero; un ahn
la penna )
Gli?
H
Gitf:
H
G(«
P R I M O. 13
Ogg.Ov nel ruolo si scriva.
II nome tuo qual'è?
Gian. Gianni .
Ogg. La Patria?
G/<?« L' ospitai di Firenze a' suoi comandi.
Ogg. Qual era il tuo mestiere ?
Quello di Cameriere . . • Servitore . . •
Ogg. Di chi ì
Gian. Di un gran signore
Nominato Edoardo .
0^^. Che cosa sento! Ah traditor bastardo.
Gian. Oh poveretto me!) {spaventato)
{Uberto indietro a compagni nel comparire)
Ub. Ringrazio, amici,
La virtù vostra, il vostro cor. Il mondo
Conosca ornai , che degni
Noi siam di miglior sorte ;
E si renda Isabella al suo consorte .
Ogg. Uberto !
Gian. (Ohimè!)
Ub. Che vuoi?
Ogg. - Vedi in costui
Un servo d' Edoardo .
Ub. Ah ! traditore.
( con trasporto contro Gianni )
Il tuo crudel Signore
Perchè teco non è ? Trionfi pure
Delle nostre sventure, e goda il frutto
Della sua fellonia ; ma di Firenze
Non osi uscir giammai . . . Non vive Uberto ,
Che per dar morte a lui. Se tosto, o tardi
Ei giunge in«.inio poter, con queste mani
Vuo' lacerargli il core a brani a brani.
II tuo padrone è un barbaro.
Gian. Altro... (affermand§ tutto per paura)
Ub. Un tiran crudele.
Gian. E' vero \ .
Ub. Un cor di fiele •
24 A T TO
Gian. Noi nego.
Ui. Un traditor .
Per lui non ho più Patria,
Per lui non ho più amici.
Per lui giorni infelici |
Traggo fra questi orror. 1
Giatj. Lo vedo ... Sì signor .
Ui, La mia famiglia ... Oh perfido f
Gian. (Che occhi! ohimè' che grugno f)
£/A. L' unica figlia... Oh barbarci
Gian. (Or or mi tocca un pugno)
Uk. Se capiti in mia mano,
Crude! mostro inumano ,
De' miei , de' comun danni
Mi voglio vendicar. ;
Gian. Ma io . . . signor . . . son Gianni ,
Ma io non ci ho, che far .
Ira, furor, dispetto
Mi strazia il cor nel petto.
*La mia ragion vacilla;
Più non mi so frenar.
{parte Oggero co soldati da una parte ^ ed
Uberto seguito da compagni daJl altra )
SCENA Vili.
Gianni , indi Edoardo co suoi Pastori ,
A incontrando Isabella,
h s' io sia morto , o vivo
In verità noi so .
Isab, Sposo .
Edo. Consorte •
Jsai.ln qual momento , oh sorte ! ed in qual loco
Io ti ritrovo .
Edo. Orsù coraggio. Nota
E' a' inici Pastori una secreta via
D' u$cir di quà . Soffri per poco.
Gian. Io sono
PRIMO. 25
Colla morte alla gola.
Ido. Ma colui...
(ésservatfdo GlaTjn})
Vj^.MÌ sembra... {osservando Gianni)
do. E' desso. Gianni? {se gli accosta)
ìtan. Ohimè \ la vita
( spaventato non osservando Edoardo )
Per carità vi chiedo. {s^ inginocchié)
Ido. Bestia non mi conosci ?
fian. Oh elei! che vedo!
La Padrona ... Il Padrone ...
Quà ? . . . come ? . . . in quelle vesti ? . .
Siete una larva , o un uomo ?
Già morto io vi credea da galantuomo •
Ido. Quando preso tu fosti alla foresta ,
Presso questi Pastori
Sul monte te j:ni salvai. Poscia disposto
A uscir di vita, o a liberar la moglie,
Qua con lor m' introdussi in queste spoglie .
sab.Oh \ Dio ; se alcun ti scopre ,
Non v' è pià scampo. In man qui sei de' tuoi
Pili ficr nemici .
ìia. E come ? . • .
Ido. Orsù . Passeggia, {a Gian.)
E quando alcun qua viene
Per darci avviso... canta, e allora voi {a^ Pastori)
Cominciate a sonar.
ìia* Ho inteso . ( passeggia ,
€ osserva int-orm }
Oh Dio!
Io tremo di paura .
7/VNoi siam con una gamba in sepoltura.
(Gianni si mette sul fondo ad osservare intorno^
sab. In qual loco, in quale istante
Ti riveggo , o mio tesoro.
E^f, Son felice , e lieto io moro ,
Cara «posa in braccio % te . ( ahbrac-
ciandQsi a ^ara)
1(5 A T T O
Isab. rGiusto del , darnroi cqsr^rt^^a ;
J II sup.ràrdirr 14 toglie a me.
Eisfo.^^ I Taci , soffri: la speranza
No, perduta ancor non è. , dcnr
ai-^ Caro ben . • .
Isaù. L . , p,
(Qui-iy imetfompendoì Edoardq^ Ci anni .
a cantare y e t Flauti y: e- It Zam
fogne P accompagnano ^ }
Già. La colombina -
Fugge al njdo in fretta , in fretta ,
Se un uccello di r.apin^
Vede in aria a svolazzar.
Isab. Che cimento l oh i Dio J che pena !
Edo. F^ngij e '1 volto rasserena .
Cta. Colon» bina, sul momento
Fuggi al n do , e non l;ardar .
h b, rAgitaco il cor mi sento,
£do.^ 'L e dcgg' io dissimular ?
SCENA IX.
Lena , Q^cchina , e detti ,
f"C^ he dolce armonia/
Lena \ Ristora gli affanni .
Uccc. I Da bravo , mio Gianni,
L Ritorna a csntar.
Già. Ragazze mie beile ,
Uni musico io sono.
Che cala di tcno
Per troDpo sforzar.
Tulli eccetto Gianni*
Via v^ntéy che noi
Stia o qui ad ascoltar.
Già, Mie care, per voi
Nun vv>glio crcpar»
PRIMO. tt
SCENA X.
Uberto f Ogg^fo con soldati y e detti •
Ji, Signora, d'Edoardo (con vivétchày e gra^
v$tà insieme)
Sarem nemici a morte.
Se amica avrem la sorte ,
Per nostra man cadrà .
tsai. C
Edo.a^^ (Ohimè ! gelar mi fa,)
Già. l
Uò. Ma per mostrar, che abbiamo
Un' alma generósa ;
Noi gli rcndiam la sposa .
Voi siete in libertà . (ad Isabella)
Isaè. ( Lo sposo . . . )
Edo. (Ohimè,. .)
Isaé. ( Son morta . )
Edo. C
Gia.a^^ (Di I . che mai sarà.)
isj^b. L
Uò. A ddio . . . con quella scorta (confuso^ e ccmmos^S)
Ogger con voi verrà . ( In atto di partire
pieno di costernaz'fonf)
Isab. Deh \ signor , . • non posso esprimere {tratte-
I nendo Uberto , e parlandogli con agitazio^
ne , ed ajjetto )
Tutto quel, che sento in me,
Ma mi sento il cor dividere
Nel dividermi da te.
Ub. Rcsra , o cara {con trasporto)
Isab. (sospesa) Ah (risoluta) Sì...
Tutti gli altri Che 5eato !
Ub. r
^ig* ^ j No : di questo cargiamenro
Lena | Non so intendere il perchè.
Cece. L
IS A T T O P R I M O.
• , fAh ! maggior A' ogni sventura (con ttaspor
£^c;/^| Or mi rende la fé.
Già. Noi qui avrem la sepoltura t
Già ci siamo con un piè .
Tutti.
Fronda , che trema , e agita
Allor , che soffia il vento ,
Nave , che incerta aggirasi
Fra cento flutti, c ctnro ,
No : pih leggiera , e instabile
Del nostro cor non è.
f ine delVA$ta Prim^.
29
ATTO SECONDO^
SCENA PRIMA.
Sala in Casa d'Uberto.
JsaùilUy Uberto y LenSy e Cecchtna .
Isabella seduta a dtstra in aria pensierosa ^ ed inquieta:
Uberto seduto a sinistra j che sta sospeso ad osservare
Isabella. Léna ^ e Cecchina inme4,Z0y ma un pò* in*
dietro osservando iora P uno ^ ora r altro,)
G
é€na
Ucc.
42 i
sai.
Jùey
Lena
he pensate? (ad Lab,) eh s aspe ttate? (ad U6.)
Ella v'ama, {ad Ub.) Ei vi vuol bene.(^^ Isab.)
Dunque allegri, e seiaza pene
u Cominciate a far l'amor.
(Cessi ornai l'affinno, e 'i duolo (alzandosi)
Mi fa 'ardita il mio timor.)
Signor mio, da sola a solo
Tutto aprir vi voglio il cor.
Qj}dL{alzand ) lasciatemi con lei, aLen.edaCec.)
Tutta in me fidarti dei . (ad Is. con espressione)
(S'ella m'ami, o quel, che brami;
io capir non posso ancor.)
f( Chete chete andiamo via.
I (l'una alValtra in disparte)
ai^ Disturbarli non conviene.)
I State allegri , e senza pene
L Cominciate a far i'amor. (fanone ttn.e dee.)
: M
ATTO
Uéer.Ehhtni che vuoi da me, cara Isabella? p
Spiegati pur . Favella .
isaò. . Ah sì : conosco r"'^
Abbastanza il tuo cor» Tutto ini giova
Da te sperar.
Ué^r. N'avesti ornai la prova. i^'^'^'
J^^A.Signor, a te degg' io i^^^-
£ la vi ca, e Vonor. (dopo una sospemioncy^pp^tQ io solii'
Infelice per te .
Uéef. {sorpreso) Che intendo!
JjaÉ: Ahi cessa
D'esser crudel, mentre mi sei pietoso.
Feroce col mio iposo, ' ^ '
Benigno a me ^ de' giorni suor aemico ,
Sollecito de' miei, io te'l confesso,
Tu mi salvi, e m'uccidila uft punto iste^so .•
U&erll^ che pretendi ?
Isak Tutto
. . Ciò, che pretender si può mai da un'alma
Pari alla tua. Vo', eh Edoardi ornai
Vegga fra tanti guai
( ;.vQu3Ì'è la tua virtù* Vo', che pentt'to
(A Dell'odio suo venga a placar lo sdegno
Del mio Jiberator . [v.-^ i!: 3np?iu
{Uberto inrjuietOj e turi aio-' sì mette a passeggiare
{>xéi--j:^x- qkasi non toUer^ando d'' ascoltar la\)
(. - Tu fremi? Ahi! dtunque
Per i! mio sposo invan dal cor d- Uberto
Io grazia imploro? E di?e famiglie urius;ri ,
(. Cihc da cotanti luscri ogaor divise ,v :\
(.1 Ci Vii furore insano . ^.rjiT
Copciiiar. non potrò?
Vb^r. Lo speri invano, {parte sdigmso)
SCENA IL
Jsa5ella , indi Edoardo y e Gianni y pòi Lena .
rea discordia / Oh d' infiniti mali
Troppo mfausta cagion.
SECONDO 91
rjan, (Esce in arsa di sospetto^ poi verso la scena indicando
ad Edoardo Isaheih^ Eccola appunto .
Finché 10 con lei sia giunto ai noto hx©
. : . (a'.ijiaPMi sottovoce)
Tu ad ossenvar qui resta •
T/Jw.Fate presto: si tratta della testa, f guardandosi intorno)
J^o. Sposa, mi segui, {prendendo per rnano Isabella)
oiidi^tf^. E dove? {in aria di sorpresa y
e trepidazione , )
Ida, {con fretta y ed. ansietà) I miei Pastori
Cui di questo Castello un dì deserto
Tutti són noti 1 più secreti luoghi ,
M' addi taro alia fuga un opportuno
Sott^erraneo cammin.
xab. .{tratta per mano da Edoardo s'^ incammina y poi
s^arresta) Oh Dio f
^do. {cercando djncoraggirla , e sollecitarla) T' arresti ?
en^ {esce dalla parte opposta a quella dove sta Gian,^
dal anale non è veduta^ S-^ arresta ad osservar
Edoardo , che tien per mano Isabella )
Che segreti son questi ì Ah ! ah ! Si^nQV^yiad Lab.)
Brava davver. {con ironia) A voi non basca Uberto?
Volete anche il Pastor?
tsab* , Lena, t'inganni,
{confusa allonta^rua'ndosi un' poco da Edéardo)
y Se credi* ( Io son confusa. J -"^^ |
EVo. {guardandosi intorno in aria di rimproverar Gian, ^
' ' che\non P ha avvertito) E dove è Gianni? '
Maledetto aryimal . . . {Gianni gli fa cenno di tad^re)
ren^ {con ironia indicando Edoardo) Ei canta bene .
Può dar, che la sua musica' vi piaccia.
Via s-^guirate, che buon prò vi faccia. {parte}
Isab.Ci mancava anche Questa . ^ J
Edo» Orsù, mia sposa;
^ (risoluto prendendo di movo Isab. per w^^noP
^on perdiamo i momenti, 1
'$al\ (irresoliaa y e trepida) Ahi co^suoi mOt^M
A me predice il cor qualche sventura*
(
s
1
!
41
12 A T T O
£io.Non più: ti rassicura, (incamminandosi]
(isabella s'^ arresta) Oh! Ciel ! Tu tremi!
Tu muovi incerto il pi! ? Oh Dio ! maggiore
Si rende il rnio periglio al tuo timore.
Segui il tuo sposo amante.
Amor ti renda ardita.
Decide un solo istante
O di sakar la vita,
O di perir con me. {isab. prende coragg\f
poi s^ arresta di nuovo.)
Tu ancor t' arresti ?.. Oh Dio?
Ai tuo timore io gelo, ( Bdoarda re:^
un istaìite ahbattu
Vieni: fa cor, ben mio , (con ri soluzior,
. . . TP te?$erezz
Protegge amico il ciclo v v
Dei nostri cor la fèé (partono a destr
SCENA ■:iiìà^.
Gianni y indi Oggeroy e Lena da sinistra.
Gian^m iti, grazie al ciel. Sen2' altro indugio
(guardandosi intorni
A seguirli m'affretto. (sospctr
Presto: corriam. (c^rre poi s'arresta) No: no: dar<
Andiam con flemma, e come uno stordito.
Che vad' a passeggiar (vedendo Og.} \ son tradite
(Qìanni finge di non veder Oggero , nè Lena
j^seylta ciò che dicono , e cerca di andar sen
senz't incontrarlfS)
Ogg^ Cht narri , o Lena ! E <^uali
Secreti aver può mai la signorina
Con quel Pastore ?
Gian, (s arresta : si mostra spaventato y e curioso di sen\
tir ciò ^ che se^ue) (Ohimè! siamo in ruina.
Or ci il collo .)
Lsna Sai, che capricciose
SECONDO J5J
Son le Signore. Ei canta bene... {con ironia)
\5S* {dopo un pò* dì riflessione) Io temo,
^1 Che forse altra persona
i S'asconda in quel Pastor . L'aria del volto...
La rozzezza artefatta . . •
No , non m' inganno ... *
ian. (Oh adesso sì , che e fatta)
{ancor più spaventato cercando d'^andarsene)
. Or dove sono ?
en. Erano qui pur ora.
No: non è vano il mio sospetto : Dimmi
{risoluto y e deciso)
Isabella dov'è? {afferrando Oianni nell'atto^ che sta
per entrar in scena.)
ian. Pietà . . , perdono ...
{impaurito all\ estremo inginocchiandosi)
Misericordia . . ajuto ... io non so niente .
gg.Scì matto? Cosa dici?
en. Oh questa è bella!
7*//. Facea la sentinella ,
E non ho visto alcun da galantuomo ,
Addio . {incamminandosi)
gg. Senti . {trattenendolo)
ian. Non posso : ho una premura • . •
(sbarazzandosi da Oggeroy che cerca di trattenerlo)
Un bisogno ... un aftkre . . .
(Mi raccomando a voi , gambe mie care.)
{corre via per la parte y ove entrò Ed» con Isaò.)
f^. Ah ! qui si trama qualche iniqua scena . . .
{dopo un pò di riflessione.)
Tu corri tosto, o Lena,
Uberto ad avvertir. Dietro costui
Correr in fretta io voglio, (parte correndo dietro Gian.)
en. dopo un pò di riflessione)
Qui senz'altro v'è sotto un qualche imbroglio.
{entra da parte opposta.)
c
S4 ATTO
'^^^^ - SCENA IV. I
Oscuro sotterraneo 5 nel quale si entra per due parti
destra 5 e sinistra. In mezzo si vede T uscita chius.
da Una grossa pietra.
Isabella , Edoardo , i Pastori ; ìndi Gianni ,
poi ad un tratto Uberto da destra y ed Oggero da sinistri
con seguito di Fuorusciti armati,
{isabella sta seduta sopra un sasso inquieta y ed impa
ziente . Edoardo anima i Pastori, che ^ adoperano i
rimuovere la pietra y che chiude uscita*)
Isai. Oeh. . • che si tarda, o Sposo ?
Edo^ (avvicinandosi ad Isabella) A miei Pastori
Poco rimane a toglier via quel sasso,
Che ci contende il passo*
Isab. lo tremo.
Edo, (tornando ov^ era prima , presso i PaMri) Amici ^
Raddoppiate gli sforzi . Ah i vedi , o cara ,
(avvicinandosi ad Isabella»]
(La pietra allo sforzo de^ Pastori si smove un poco
^ ed abbassandosi $^ apre al di sopra dì essa parti
dell apertura y per la quale si vede ad un tratti
entrar un raggio dì sohy che rischiara l' oscii
rità del luogo.)
Lieto augurio è per noi. Frf poco aperto
N' è alla fuga il sentier .
Edo. (alzando entrambi le mani al Cielo con espres*
Isab, L sione,) Amor pietoso 3
£^0. Proteggi r idol mio.
Isab. Salva il mio sposo.
f Nume benefico ,
Che fosti , e sei
Piacer degli uomini^
E degli Dei ,
Di due cor teneri
A te devoti , ) .
Ascolta i voti,
Pietoso amor.
SECONDO 55
{Esce ad un tratto Gianni spaventato ^ ed ansante)
pian. Mio ... pa . . . pà . . padrò . . . padrone
Mia . • , si . . . si . . • ^igaò . . . sigaora ,
Sotro • . . sopra dentro . . . fuora . . .
Gorre . • . Uberto . . . corre . • . Oggero • . •
Ah . . . noi siamo in cimitero •
Dove andiam per carità?
Edo, Presto • . • presto. . . (verso i Pastori)
P Isaù, (inquieta j e smaniosa) Oh^ tristo giorno!
^^Edo. Vieni . . . vieni. . . (dando mano ad Isabella,)
Gian. Andìaro qua , o là .
(corrono affannati per lo sotterraneo cercaììdo
qualche luogo da nascondersi,)
:ofij
^, rAhf vien gente d' ogai intorno.
Fuggi . . . scampa
W^r.^^i" (ad un tratto circondandoli co Fuorusciti.)
Ogg, c Arresta. Olà...
(I Fuorusciti ali intorno disposti, L aria mi-
nacciosa d^UòertOp e di Oggero ^ la con-
fusione Edoardo ^ e de^ Pastori , // palla*
re y e V oppressione d Isabella ^ lo spaven-
to ^ e lo stupore di Gianni formano quadro •
Tutti restando immobili nel loro atteggia-
mento esprimono con quelle parole ^ che più
gli convengono ne^ versi seguenti)
pChe cimento! Che spettacolo!
Tutti \ Freddo in petto il cor mi sta.
I A vicenda in me contrastano
L Ii^a, amor, furor, pietà.
Uber. Perfido . . . (ad Ednar, coll^ana la più minacciosa^
Ogg. Iniquo, {a Già. minacciandolo colla sciabla)
Uber. Ingrata, (ad Isabella in aria più di
rimprovero , che di minaccia,)
Gian. Qui nasce la frittata . {senza muoversi veden-
dosi la sciabla sopra il capo.)
Edo,Isabk Deh! per pietà! (supplicando Uberto.)
Uber. Costoro (voltando le spalle
a'^ supplichevoli y e parlando a^ Fuoruscii.)
Si tragga n via di qua.
i6 ATTO
(Altri de^ Fuorusciti afferrano Edoar,^ altri Isab.y
altri i Pastori. Isaò. piangente prega per Edoar.j
e questi per lei. Resistono per non essere separati
P uno dair altro. Uberto senza commuoversi di-
scaccia ora l^unoy ora l altro y che il pregano*
Oggero segue ad urtare , e minacciar Gianni ,
che sta tremante aspettandosi il colpo , e ad ogni
tocco esprime co^ moti il suo spavento , Tutti agi-
tandosi con vario movimento y e con successiva com-
passione esprimono la loro azione co versi seguenti,)
rBarbari ! . , ohimè ! . . fermate . {ai Fuorusciti)
r L I Me sol^ ... me svenate !
j Ah ! no . Quell' infelice ( Isab. ad Uber. in-
J dicando Edoar.y e così reciprocamente,)
Colpevole non è.
Uier. Vanne . • . (scacciando da se Is,) Ti scosta audace,
(scacciando Edoardo.)
Più di pietà capace
Questo mio cor non è,
Ogg^ Tu resta qui , briccone , (minacciando , e ur-
A colpi di bastone tando Gianni,)
Ti voglio far morir .
Gian» Son morto di paura. (ad ogni urto)
Vi prego a dirittura (^d Oggero.)
Di farmi seppellir .
(I Fuorusciti conducono via Isab.y Edoar.y
e i Pastori . Uberto li segue.)
SCENA V.
V^iS^'fOy e Gianni.
icn qua. (sempre colla sciabla in mano)
Già, Son qui. (tremante più che mai)
OgS* ( yninac dandolo ) Confessa .
Già. Sì signore %
( con sembiante sommesso , e rassegnato )
Ma dov'è ii Confessore? (guardandosi attorno)
SECONDO 37
Ogg. {con voce tonante y e aria brusca) Io...
Già. Voi ?.. ( sorpresa
guardandola da capo a piedi; e allontanandosi un poco)
Ogg. {prendendolo per mano , e tirandolo a se) Sì . Tutto
Da te voglio saper . In quel Pastore
Si nasconde Edoardo il tuo Padrone .
Già. Chi ve T ha detto?
Ogg. Vuoi mentir , briccone ?
{con la sciabla minacciand lo)
Parla ; . . . sbrigati presto • . .
Già. Dirò . . . sarà . . . non so. • , (che imbrògli© è questo !)
( quasi borbottando )
Ogg. Edoardo travestito
Si nasconde in quei Pastore.
Non mi far lo scimunito ,
Non tacer ; io già lo so .
Già. Sarà vero .... mio Signore •
Quanto a me non lo dirò •
Son un fido servitore ,
E il Padron tradir non vo'.
Ogg. Basta . . . basta . . . Hai detto tutto .
Già. Non è ver . • • ( affannato )
Ogg. Non occor' altro, {deridendo^)
Tu sei bestia, e fai da scaltro:
Vieni meco ; usciam di qui .
Già. Mi stupisco. Non son matto {quasi in collera)
Non v' ho detto niente affatto ,
Non potete dir così . ( partono )
SCENA V r.
Sala in \;asa d' Uberto .
Avanti un soffà sulla destra, e quasi nel mezzo.
Isab.y Edoar y Uberto ^ e alcuni Fuorusciti su ingresso ^
indi Oggeroy poi Lena y e Cecckina.
{Isab. escey e nella maggior afflizione s"" abbandona sul soffà,)
Irtfi.CicIo , pietoso cielo , ia tal momento
Reggi il mie cor. 03
:>8 ATTO
Edo» Ah ! so! per lei pavento.
Uè. Alcun di voi s' affretti (parla ad^uno de Fuorusciti)
A raccorre il consiglio. Egli decida
Del destin di costoro.
Isat. Ah Uberto ... Ah ! frena
^ s^alzay e supplìchexcle s'^ accosta lentamente ad Uùer.)
Contro Quell'infelice (indie. Edo.) i tuoi trasporti .
Udo No: no. Tutti i luoi torti {con forza ^ ed ardire)
Vendica pur in me *
Vb. Ma tu . . . chi sei ?
f con sorpresa , e sdegno fissando EdoardoJ
Edo.^on richieder di più. Saper ti basti , (cmpià ardriej
Che un tuo nemico io son . 1
Ub. Che sento ! . . Ah . . forse.
(con estrema sorpresa)
Isabella; che fu? QntLltirn'^xovvho {fissando Isab.)
Pallor ti copre il viso? \
Isab. {piena di costernazione) ( Oh ! Dio ! ) ]
Ogg. Signore, ■\
Sappi , che in quel Pastore
Si cela.. •
Edo. E che vuoi dir ? Più non si cela
( con estremo coraggio }'
Con viltade un par mio. Svenami : Tixttdi (adUù.) ]
La tua vendetta imploro.
Edoardo son io . '
Vb. Perfido, (ton furore sguainando la spada)
Isab. lo moro . {cercando di trat-
tenere Uberto gli cade in braccio svenuta )
jbWc^ Sposa... ( stringendo ^d Isabella una mano)
( Uberto getta la spada per sostenere Isabella )
Vb. Isabella (concompas.) facor ... Soccorri, Oggero,
Questa misera donna . ( assistito da Oggero colloca
Isabella sul soffà . La osserva intenerito)
{rclgendosi poi ad Ogg.) Ella è pur degna
Della nostra pietà, {pensa alquanto) Dì queste stanze
Colui wm esca, {indicando Edoardo) Io vado
Col comi^n voto ad affrettar T istante
^ E e; u N D o 19
Della comun vendetta , {s^incammma y poi commosso
;-jv| di mtJVo s arresta Ad osservar Isabella)
Ah perchè mai
Del mio nemico,.© sorte ,
Dovea quest' infelice esser consorte? {parte)
^do.Oh momenti d' orror ! {osservando Isabella)
Ogg. li . Lena ^ Ctcchina
Soccorrente Isabella ..^^
picc. Oh; poverina,
Quanto mi h pietà . . i >f r>
en. Mi passa il core.
Edo. Ahi più regger non posso a tante pene.
Isabella. {stringendole la mano.)
Cecc. Signora.
Len. Ella rinviene.
Su coraggio, mia Signora,
J iNon VI state a.di^per^ar»
Edo. . Car^ ^rposa , io vìm' zàcór2i.
(Ah mi sentaàiicór' straziar.)
Isaè. Edoardo ... mio . bene h vlov . \{quasi in Mlirio.)
SzQÌklXvedendoEd^yTnvhi ancor? Ah! il tuoperiglo
Assai più della moìrce ^ ^ .cn/
E' funesto per me. Sovecchià ,^ à^miche ,
M'è la rostb pietà. Uberto... Oh Dio.'
^'^^hi — i ){cercando co'^ sguardi Uberto)
Che più sp^rap'xiegg' io v
Che più d^ggio temer? Barbaro, {ad Oggero) vanne 5
Lascia il mio sposo a me. Se di vendetta
Avido è il vostro core ...
Ah *^ tasta a vendicarvi il micK dolore .
Sposo. . . che fier momento
Che mai di te sarà?
Barbaro . . . {ad Ogg,) il mio tormento
Ti desti al cor pietà .
In sì fatai periglio,
Amor, dammi consiglio.
Che far , . . . che dir . . . poss' io ?
Uberto... {guardand$ intorno) oh Dio? dov'è?
ATTO
Per lui fra tanti affanni i !
Rinasce cor la sptmc •
Caro, vivremo insieme, |
O morirò, con te?, nr .\. 1
{Edoardo, Lena y Cecchina , ed Oggen\
ripetono i versi sopra ^ a quali può esA
sere intrecciata Varia d"" Isabella ; collal
medesima partono Lena , e Cecchtna,)
S C E N A V 1 1.
Oggero indietro y che non parla* Edoardo^ ìndi Ubertù,
Edo. J\ h ! più dei mio destino or mi spaventa
D'Isabella il dolor.
Uber. Tiranno indegno. ,
Del barbaro tuo sdegno,
Dell'odio tuo, de' torti miei poss' io
Vendicarmi allaf;fitJ;: della tua sorte ^
Arbitro ornai mi-rthde.
De 'compagni ii voiex-or»»* c^int
Edo. > - CbeTpih'^t' arresti?
La tua vendetta, e'I tuo ieroce orgoglio
Ornai si sfoghila me. , ;
Vber. . . ,0:1 !/ , leggi quei. Sfoglio ó 1.
. , , :. 'c"! ^Tx: .^'(dà un foglio ad Edoardo.)
E sposa, e patria, e libertàdeiiifir; quanto,
Crudel, togliesti a- noi , tutto or ti rende .
Colui , che da tant' anni odio ti desta .
Anima rea , la mia vendetta è questa .
{Edoardo sorpres.o ^ avvilito , e air estremo commosso^
cade a^ piedi d\U ber to ; gli. stringi le ginocchia,
Uberto si stacca da lui con disprezzo y e sdegno.)
Uber. Vanne .
Edo. Deh ! lascia ... Oh Dio !
Parlar . . . tactr non so {confuse)
Che far per te poss'io? {ad Ub. con espressione
di affetto)
SECONDO 41
-ly^.Qdiami stiupre. (volgendo la faccia.)
Edo. Ah... no:
Tcaero y e dolce areico
Ognor tu mi sarai..
Uber. Annico a it ,^99 orai •
Edo. A n^io pregar {
Uber. \ ^ ^ M' irrita
Edo. E vuoi eh' io viva ?
VÒM.y s . ^ Sì •
Edo., >„i r.:Ah ' toglimi ^ la vita .
Ncn m' avvilir così .
y pVoi , che a pqnir gli oltraggi
Un furor cieco alletta,
(confuso*)
(con affetto.)
Uher.
Edo.
ai^
Ecco la vendetta,
sua '
r
^ ^ ' Mira té ^ il- ' rossor .
Così , così si; Y^mdica
Un generoso cgv^ JEdoar. farti seguendo Uè.)
SCENA Vili.
Gianni y indi Isabella.
{Gianni spunta fuori col capo , esce a poco a poco guar-
dando attorno y^ poi s^ arresta attonito.)
C'^- ■ " ■•.
jùmt ^ queit' istoria? Alle minacce
D'Oggcro furibondo ,
■ Mi credea da^ mezz'ora alP altro mondo .
Che costoro scordati
Si sien forsCr di me ? Corpo di Bacco ; . .
Questa c quasi una specie d^ insolenza .
Ma via , Gianni , pazienza • Finalmente
In quest'ora si bruna
L'esser dimenticati, è una fortuna. (donne j
Ma , . . Ohimè ! chi viene ?.. Or tocca a me . . . Scn
{sentendg venir gente impaurito)
42 ATTO !
Respiro • . • Si suol dir, che è speranza
Finché c'è vita. Eppure
In mezzo a questa razza malandrina
Mi par d'essere un morto, che cammina.
(^Esce Isabella nella maggior desolazione ; guarda
intorno , pet sì mette a piangere.)
Gian. Ah Padrona... voi piangere?
Che cercate ? . . Che volete ?..
Isab. Il mio sposo ... (smanìcsa ed afflitta)
Gian. • Eh . . . ci vuol flemma .
hì^b. Come ? . . parla ? • •
OiaHk 'Eh... che ho da dir?
Isab. Edoardo ... ah ! . . dove andò ?
Cfan. Lo suppongo ; r^a . . . no '1 so.
Isab. Dove ? . . dove ?..
Gi^n. A dirla schietta;
Me lo immagino in. quel loco ,
Dove forse da qui i poco
Noi V andremo a riverir .
Isaè. Ah ! mi sento. ... oh Dio J , morir .
(abbandonandosi sul soffà)
SCENA IX.
Lena y Cecchina y e detti.
fi
' (vedendo Isabella)
Gian. Acqua, melissa, aceto.
(.credendo svenuta Isabella)
Presto per carità.
Isab. No più non voglio aita, {richiamando le sue
forze si alza in aria di forsennata )
Or che non ho pià sposo ,
L'esser con me pietoso,
Amici , è crudeltà .
Ltrt, ^_ rChe dite mia Signora?
az^ -
Len. rvJianni, fa cor: sta lieto. c
Cecc. L Ohimè 1 . . che fu ? . . cos' ha ?
Cecc. Vive Edoardo ancora.
SECONDO 43
G/w. Per me non credo niente.
{stringendosi nelle spalle)
Isab. Vive ? . .
G/Jw. {stringendosi nelle spalle^ Sarà,
ifw. f Signora, allegramente.
Cf^r^.j^-^ {vedendo venir Edoardo)
Già. Il vostro sposo è qua. ?
SCENA X.
Edoardo , e dette ^
Edo. M a cara , amata sposa ,
Qual core ha Uberto in seno ?
Queir alma generosa
Per vendicarsi appieno
La libertà mi rende,
Cara, m\ rende a te .
Cfrr ^^j^ Allegri : buona nuova.
Gian. Ncn T aspettava affé. {sorpreso)
Isab. Ah / ben sapea per prova
D'Uberto il cor <]U2Ì' è.
Gian. Padrone 5 a dirittura {tirando E'k>ardo in di^
sparte ^ e guardando attorno)
{ Se il trio parer tu chiedi )
Senza aspettar vettura
Partir possiamo a piedi .
Se poi tu resti , io vado ;
E ti farò il lacchè.
Edo. Di qua partir non voglio, {ad Isabella)
Se Uberto, e i Fuorusciti
Tutti a Firenze uniti
Non tornano con me . •
Qian. Se poi venir non vogliono ,
Almen partiamo ìr tre •
44 ATTO
Isab» La sola grazia è questa , {abbracciando Edaar.y
Cb' ad ottener mi resta j
Isab. ^cSc Uberto a noi la nega
Eào. c Non uscircm di qua .
Cecc. C Ei giunge ; parla , prega .
Zen. tfj-^ (vedendo venir Uberto)
Gta. L Qpcl cor s' arrenderà .
SCENA ULTIMA;
Uberto , Oggero , e tutti •
Isab. Deh ! Signor , con noi t' affretta
La tua Patria a consolar.
Edo. Scorda ornai la tua vendetta*
Più non farmi vergognar.
Cecc, Qijcsta grazia anch'io vi chiedo.
Zen. Io con essi vi scongiuro .
Già. Via non fate il muso duro,
Tutti eccetto Uberto .
Non vi fate più pregar.
Ub. Basta: basta. Ornai tacete; (grave y ed ostinató)
Ch' io vi segua invan chiedete.
A te resti, e Patria, e sposa, (ad Edo.)
Resti a me la mia virtù.
Solamente d^ una cosa
Io ti prego, e nulla più.
Èdo. Parla... (ho Talma in seno oppressa)
Isab. Io soa fuori di me stessa.
Tutti eccetto Uberto •
Io non so cosa pensar .
Vò.. Nel lasciar la mia famiglia
In Firenze una mia figlia
Per dar colmo a tanti affanni
Ho dovuto abbandonar .
Tutti gli altri.
Come mai dopo tant' anni
Si potrebbe ritrovar?
SECONDO 45
Bambinella , a cui la madre
Era rrorta in darle vita,
V ho affidata a certa Ghita
Nota assai nella città .
Dieci mesi aveva allora ,
E perciò , se vive ancora
Vent' un anno adesso avrà .
( Isabilla smaniosa , e affannata )
Quale smania ?
Deh . . . signore
Dimmi ... Oh Dio ... mi balza il core •
La tua tenera bambina
Avea nome ì ...
Carolina,
Ah... {allargando col maggior trasporto le
braccia y e stendendole verso Uberto)
Che fu? { sorpreso y smanioso y commosso)
Mio caro padre, {abbracciando
col maggior trasporto Uberto . )
Figlia . . . Sogno? . . Oh cieli Sei tu ? {ab-
bracciando Isabella )
Che sorpresa! che stupore.' {con estremo stu-
pore eccetto Uberto , e Isabella )
{Padre mio ^ j- -i
ui^i;. 1 d^sse il core,
riglia mia ,
( iterando gli abbrarciamentì )
Ho le lagrime sul ciglio, {colla maggior
commozione , eccetto Uberto , e Isabella )
Io mi sento intenerir.
( Edoardo sempre pià avvilito , commosse ,
e confuso)
Padre mio , che pur di padre
Or a me mostrasti il core , . . .
Vedi . . . Ah . . . vedi il mio rossore ,
Al tuo pie voglio morir .
{vuole inginocchiarsi.)
Al mio sen venite o figli . ( alzando con
trasporto Edoardo y e stringendolo con Uà-
b^lla al suo seno)
46 ATTO SECONDO.
Tutti Voi ci fate consolar. (^ad Uberto
Già. . Or non temo pià scompigli *
Ho fijnito di tremar*
Tutti.
Tutti uniti in dolce affetto
Ritorniamo al patrio tetto.
Una scena più gradita
No non è , nè mai vi fu .
Sia discordia omai sbandita
£ trionfi la virtù •
Fine del Dramma*
)